Biglietti da visita: cosa sapere prima di stampare

La realizzazione di un biglietto da visita si articola in diversi passaggi, ognuno dei quali deve essere gestito con il massimo dell’attenzione e in maniera analitica.

Il lettering

Il primo step consiste nel lettering, ovvero nella scelta del font più appropriato. La scelta del carattere sottende altre valutazioni: occorre selezionare un font che sia leggibile ma anche, possibilmente, d’impatto, che sia allo stesso tempo coerente con l’immagine aziendale. La scelta dei colori giusti è parte della fase di gestione del lettering e le valutazioni cromatiche sono molto importanti: è bene assicurarsi che il colore scelto sia adatto allo sfondo e in coerenza con la brand identity e con l’immagine coordinata aziendale.

La gestione degli spazi e delle informazioni

Scelto il font più appropriato, si passa alla gestione delle informazioni da inserire nella business card. Solitamente, si tratta di cartoncino non più lunghi di 10 cm, in cui occorre compendiare tutta una serie di informazioni. Lo spazio deve essere gestito al meglio e sfruttato appieno, compreso il retro del foglio. Meglio stabilire le dimensioni del biglietto, quindi procedere con la distribuzione dei dati di contatto, infine pensare anche agli elementi di design per renderlo più appetibile.

Il tipo di carta e la grammatura

Un’ultima fase prima di procedere con la stampa biglietti da visita: occorre scegliere la tipologia di carta più adatta e la sua grammatura, ovvero il peso del materiale. Esistono diverse tipologie di carta per le business card, tra cui le più note come la carta patinata, plastificata (entrambe disponibili sia lucide che opache), vergata o goffrata, senza trascurare la carta splendorgel, perfetta soluzione in grado di coniugare la solidità del formato più pesante alla modernità e a quel gusto minimalista di un supporto liscio e capace di dare ampio risalto ai colori. Ricordate però di non fare economia sulla stampa, ricorrendo a soluzioni fai da te: si rischia di vanificare tutto il lavoro producendo un supporto di infima qualità che, di certo, non sarebbe un testimonial consigliabile per veicolare l’immagine del proprio marchio.