Economia giapponese in frenata, anche lo Yen perde quota

L’economia giapponese ha subito una contrazione nel primo trimestre del 2018, spingendo al ribasso anche lo Yen. Secondo gli ultimi report infatti, nei primi mesi dell’anno il Pil della terza economia al mondo ha registrato un calo dello 0,6% su base annua, una contrazione molto più severa rispetto alle attese per -0,2%. Su base trimestrale invece la flessione è stata dello 0,2%, come da attese. La contrazione è frutto in buona parte del calo di investimenti e consumi, ma anche della debole crescita delle esportazioni per via dei timori delle politiche protezionistiche del presidente Usa Trump.

Yen ed economia giapponese

economia giapponeseSul mercato valutario lo Yen ha accusato il colpo. Ieri la valuta giapponese è scesa in picchiata, con l’USD/JPY salito a 110,45, livello massimo dal 2 febbraio. Chi adotta come metodo di Forex Parabolic SAR strategia ha notato il deciso slancio al rialzo del cross. Va tuttavia detto che buona parte di questo movimento è causato dalla forza del dollaro più che dalla debolezza dello Yen e dell’economia giapponese. Le rinnovate vendite di titoli del Tesoro USA hanno spedito il rendimento dei decennali al 3%, alimentando un altro rally del biglietto verde.

Inoltre non sono servite a frenare la propensione al rischio (e quindi a rilanciare la corsa ai beni rifugio come lo Yen) alcuni eventi. Ci riferiamo al ritiro unilaterale degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano, nonché i disordini dopo la recente inaugurazione dell’ambasciata USA a Gerusalemme. Il dollaro sembra quasi immune da questi eventi e se sfruttiamo un grafico Heikin Ashi strategie possiamo notarlo benissimo.

Sembra che al momento la cosa più interessante alla quale pensano i trader dell’USD-JPY sia l’ampliarsi delle divergenze fra le politiche monetaria della Fed e quella della Banca di Giappone. L’istituto americano potrebbe accelerare il ritmo dei rialzi dei tassi, mentre la banca giapponese è ancora ben lontana da un restringimento delle sue condizioni monetarie (vista l’inflazione debolissima e la crescita anemica).