Euro indebolito dal risultato elettorale italiano

Tornano a farsi sentire i rischi politici nell’Eurozona, e sul valutario si avverte subito qualcosa. E’ chiaro che i mercati sono turbati soprattutto dalle spinte che evidenziano malcontento verso la UE. L’euro infatti è stato investito da una ondata di vendite a seguito del risultato elettorale Italiano. La coalizione di centro-destra ha ottenuto grandi exploit alle elezioni regionali, mentre il PD incassa una dura sconfitta. In Sicilia il candidato ella destra Nello Musumeci ha ottenuto il 40% dei voti, seguito dal candidato dei Cinque Stelle Giancarlo Cancelleri. Solo le briciole per il partito democratico. Il punto è che questa tornata elettorale era considerata come un discreto anticipatore delle elezioni politiche che si svolgeranno il prossimo anno.

Euro in discesa

cambio euro dollaroSul fronte valutario continua il momentum ribassista della coppia euro-dollaro, che ha toccato un minimo di 1,1566. Basta aprire una qualsiasi piattaforma trading demo gratis per verificare l’andamento all’ingiù di questa coppia major. Un altro fattore di debolezza è che a settembre la produzione industriale tedesca è scesa dell’1,6%, più dello 0,9% previsto dai mercati.

Ricordiamo che la coppia viene da 3 settimane consecutive di ribassi per l’euro nei confronti del dollaro. Durante il mese di ottobre il bilancio finale della major è stata -1.42%. E lo scenario di novembre sembra essere destinato a restare invariato, visto che neppure i non brillanti dati sui Non Farm Payrolls hanno intaccato il momento del biglietto verde contro la valuta unica (mandando all’aria molte tecniche di trading forex intraday).

Va detto che molto probabilmente i trader guardano soprattutto alla FED. Infatti si è focalizzati sulla prospettiva di un rialzo dei tassi da parte dell’istituto centrale americano, che dovrebbe avvenire a dicembre. Questo porterebbe a un rafforzamento del biglietto verde rispetto alle altre divise (ricordiamo che il dollar index si è apprezzato nel corso degli ultimi 3 mesi di oltre il 2,5%).