La storia della peste di Ostuni del XVIII secolo

Per dodici mesi l’anno, hotel, residence e b&b Ostuni lavorano a pieno regime per accogliere un flusso costante di visitatori, attratti verso il borgo brindisino per una serie di attrattive molteplici e variegate. Ostuni è una città ricca di fascino, mistero e narrazioni, che concorrono a donare suggestione e colore a uno dei borghi più particolari della Puglia.

Uno degli eventi che ha maggiormente segnato la storia del borgo è sicuramente l’epidemia di peste che, a partire dalla seconda metà del ‘700, afflisse la popolazione ostunese.

Antefatti

Sotto la dominazione Aragonese, tra il XV e il XVI secolo, Ostuni visse la propria età dell’oro. La forte e influente comunità ebraica del posto iniziò a dedicarsi al traffico di tessuti, trasformando il borgo in uno dei più fiorenti centri della Terra d’Otranto. In quegli anni la città si estese e raggiunse una densità demografica mai conosciuta prima, arrivando a contare oltre 17.000 abitanti. L’avvento degli Asburgo iniziò a minare la solidità del luogo e quando la casata, ridotta in significative difficoltà economica dalla Guerra dei Trent’Anni, decise di cedere la città alla facoltosa famiglia dei Zavallos, Ostuni aveva in parte perso quello splendore e quel vigore economico che l’avevano caratterizzata nei decenni precedenti.

La peste

Nella seconda metà del ‘700, un’epidemia di peste colpì la zona. La città di Ostuni era già stata ridotta fino a 10.000 unità, a causa di una politica governativa miope: la famiglia di mercanti trattò la città come se fosse un suo feudo, non promosse attività di costruzione né di espansione, l’avanzamento tecnologico si interruppe. Un’involuzione che fu sancita definitivamente dall’epidemia di peste che colpì la zona, risparmiando parzialmente il borgo.

La calce che salvò Ostuni

Ostuni è conosciuta come la Città Bianca, accezione dovuta alla particolare colorazione lattea che caratterizza gli edifici del centro storico. Il colore è dovuto al massiccio utilizzo di calce come vernice per il rivestimento delle costruzioni cittadine. Proprio la calce fu presumibilmente il motivo per cui Ostuni non venne spazzata via dalla peste: il materiale, infatti, svolge una fondamentale funzione disinfettante che impedì al contagio di svilupparsi nel massimo della sua ferocia. Ostuni riuscì a debellare la malattia nell’arco di pochi anni e nel 1771, quando la città era già diventata un dominio Borbonico, venne eretta la Colonna di Sant’Oronzo, secondo i residenti il vero artefice della loro salvezza. Resta ancora da chiarire se gli abitanti fossero a conoscenza delle proprietà antisettiche della calce o se si trattò solo di una fortunatissima coincidenza.