Brexit, la May offre lo dimissioni in cambio del sì. Ma la sterlina cala

La sterlina ha vissuto un mercoledì deludente, dopo le ultime novità riguardanti la Brexit. La premier Theresa May ha offerto le proprie dimissioni in cambio dell’appoggio al suo accordo di divorzio dell’Unione europea, ma finora ha avuto una reazione tiepida.

Le ultime novità su Brexit

brexitLo premier ha fatto la sua mossa in un incontro con i deputati conservatori durante una riunione privata del Comitato 1922, un gruppo interno alle file dei conservatori. Tuttavia, la reazione finora è stata tiepida. Il partito DUP dell’Irlanda del Nord, che sostiene il governo, ha già fatto sapere che non appoggerà comunque l’accordo su Brexit giacché lo vede come una minaccia all’unità del Regno Unito.

Rimane quindi molto difficile che la May possa ottenere dal parlamento un voto favorevole al suo accordo su Brexit, dopo che già c’è stata una doppia bocciatura con 230 e 149 voti di scarto. Il problema è che il tempo continua a scorrere, e la scadenza – già prorogata – del 12 aprile, si avvicina sempre più.

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La reazione dei mercati

Eppure l’offerta di dimissioni da parte di Theresa May in un primo momento ha sollevato leggermente la sterlina. In seguito però, quando s’è capito che la proposta non ha cambiato molto la sostanza della situazione, la valuta britannica si è ritirata in un range ristretto. Dopo le votazioni di mercoledì la sterlina è scesa al minimo di un giorno di $ 1,3156, in calo dello 0,2%, in una sessione ampiamente silenziosa. Contro l’euro, è sceso dello 0,6 per cento a 85,47 pence, come si vede sui miglior broker CFD trading.

Sui mercati infatti permane la preoccupazione persistente che si possa scivolare verso una Brexit senza accordo, che avrebbe pesanti conseguenze sull’economia britannica, sulla sterlina e anche ripercussioni sull’economia globale. Questo clima di profonda incertezza si comprende benissimo se si considera che la sterlina pur essendo molto volatile, rimane intorno agli stessi livelli scambiati a fine gennaio. Una domanda chiave per gli investitori è se alcuni dei più influenti “ribelli” sostenitori della Brexit, come Jacob Rees-Mogg, decideranno di sostenere l’accordo.