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Ancora una volta il plurimiliardario australiano Elon Musk fa parlare di sé. Al centro dell'attenzione di sono i titoli azionari Tesla, venduti e subito dopo ricomprati ottenendo un grosso profitto. Il punto è che certe pratiche non piacciono affatto alla SEC, l'autorità di vigilanza americana.

Cosa è successo con i titoli azionari Tesla

titoli azionari teslaQualche giorno fa, Elon Musk ha lanciato una sorta di sondaggio su Twitter, chiedendo agli utenti se avrebbe dovuto vendere parte della sua quota (circa il 10%) in Tesla.
Circa il 57,9% dei 3,5 milioni di "votanti" ha risposto che era a favore. Il numero uno dell'azienda quindi ha effettivamente provveduto a cedere una grossa fetta di titoli azionari Telsa, anche se si scoprirà che tali operazioni erano già in atto prima del sondaggio stesso.
In base ai dati SEC, la cessione è avvenuta per un valore complessivo di circa 5 miliardi di dollari. Ogni titolo azionario Tesla è stato venduto a oltre 1000 dollari, coem sanno bene quelli che li negoziano sui Consob broker autorizzati.

L'esercizio dello stock option

Subito dopo però, Elon Musk ha esercitato un diritto di stock option, ossia la possibilità di acquistare un titolo a un valore prefissato a prescindere dalle variazioni di prezzo avvenute nel tempo, pagandole 6 euro l'una, meno dell'1% del loro valore attuale.
L'acquisto ha riguardato oltre 2 milioni di azioni, pagate 14 milioni di dollari. Ma il loro valore è di 1067 dollari, per cui valgono già 2,3 miliardi.

La critica della SEC

Secondo la SEC, si potrebbe configurare il reato finanziario di aggiotaggio. Anche perché questa mossa ha provocato il crollo del titolo a Wall Street, dove in due giorni ha perso il 16%.
Gli investitori, consapevoli della vendita imminente di Musk, si sono disfatti delle proprie azioni per anticipare il calo del prezzo. Chi ha adottato una strategia opzioni binarie 60 secondi, ha fatto gandi operazioni in quei momenti.

Al di là dell'episodio, va detto che i rapporti tra Musk e SEC sono molto tesi da tempo. Il motivo è la "potenza mediatica" dell'imprenditore australiano, che con un semplice tweet è capace di influenzare notevolmente l'andamento dei titoli azionari (ma è successo anche con le criptovalute, accadde con Bitcoin).
Nel 2018, ad esempio, provocò un terremoto quando annunciò di voler delistare la Tesla a 420 dollari ad azione.
Per questo motivo la Consob americana ha ribadito più volte a Musk che anche i suoi tweet devono essere valutati dall’ufficio legale prima della pubblicazione.

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