Petrolio, l’OPEC corre ai ripari dopo il drastico calo causato dal virus cinese

L’OPEC non ha fatto nemmeno in tempo ad organizzare gli ultimi tagli produttivi concordati, che si è trovato di fronte al grave problema del coronavirus e dei suoi effetti. Da quando Pechino ha reso noto il problema infatti, il contraccolpo sul mercato petrolifero è stato durissimo.

Le conseguenze del virus sul mercato del petrolio

petrolioSi stima infatti che il virus Wuhan abbia provocato un calo della domanda cinese di 3 milioni di barili, ovvero il 20% del consumo interno. Brian Gilvary, CFO di BP, ha riferito a Reuters che il rallentamento economico provocato dal virus ridurrà il consumo di petrolio per l’intero anno da 300.000 a 500.000 barili al giorno (bpd), circa lo 0,5% della domanda globale.

L’economia globale ha avuto un forte contraccolpo dal virus cinese, che si è riflettuto sulle quotazioni del petrolio. Basta aprire un qualsiasi miglior broker di trading online autorizzato per vedere che dall’8 gennaio in poi, sia Brent che WTI sono crollati di oltre il 15%. Questo martedì le quotazioni sono arrivate ai minimi di più di un mese, prima di innescare un rimbalzo.

Suggerimento tecnico: per fare investimenti sulle commodities bisogna studiare con cura le proprie strategie. Qui ad esempio viene spiegato come funziona strategia Fibonacci trading.

La mossa dell’OPEC

Cosa è successo e perché questo rimbalzo? E’ successo che l’OPEC sta correndo ai ripari.

Il cartello potrebbe infatti rimettere mano ai propri impegni, decidendo di imporre nuovi limiti di produzione ai membri e anche ai suoi alleati, per compensare qualsiasi il declino della domanda innescato dal coronavirus. Potrebbe infatti essere effettuato un taglio di altro mezzo milione di barili al giorno, e non vengono esclusi dei ritocchi ancora più profondi, se la situazione dovesse peggiorare. Per l’Opec tuttavia potrebbe non essere semplice ottenere il consenso su ulteriori tagli così a breve distanza dal suo ultimo accordo sulla produzione. Il vero problema sembra essere la Russia, che pur dicendosi pronta a collaborare, non è ancora chiaro se questo includa anche tagli alla produzione.