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In che cosa consiste la mininvasività?

 

Le vie di accesso all’anca

 

La protesi dell’anca è un intervento chirurgico che può essere realizzato attraverso tre differenti vie di accesso: la postero-laterale (detta anche via di Moore), la via anteriore e la via laterale diretta. Ognuna di queste vie di accesso ha dei vantaggi e degli svantaggi ed il chirurgo ortopedico dovrebbe sceglierla sulla base di diversi fattori, i più importante dei quali sono sicuramente l’analisi dei dati della letteratura scientifica e la sua esperienza diretta, cioè le sue abitudini. Purtroppo i dati della letteratura sono ancora controversi, nel senso che non vi è una evidenza diretta di una superiorità dell’una o dell’altra via di accesso; di conseguenza l’unico fattore importante resta, a mio avviso, l’esperienza e le abitudini di ogni ortopedico, che riesce a far propria quella tecnica chirurgica ed ottenere così dei risultati ottimali.

 

Che cosa si intende per chirurgia mininvasiva

 

La chirurgia mininvasiva può essere applicata ad ognuna di queste vie di accesso: non si tratta di una cicatrice chirurgica di piccole dimensioni ma di una filosofia che rispetta i tessuti nobili del nostro organismo, quindi il tessuto osseo, i muscoli e i tendini, sacrificando solo ciò che è realmente necessario. Tale filosofia si sposa bene soprattutto con la via di accesso posterolaterale ed anteriore.

La chirurgia mininvasiva applicata alla via di accesso posterolaterale consiste nella sezione di un solo tendine del gruppo degli extrarotatori dell’anca (piriforme), che verrà poi reinserito nella sua sede di origine e nella sezione del collo femorale, lasciando integra una parte di esso.

Preservare i tessuti nobili con la chirurgia mininvasiva è molto utile nella eventuale futura chirurgia protesica di revisione, dove la presenza di un buon patrimonio osseo e muscolare rende meno aggressivo e demolitivo l’intervento chirurgico. Questo vantaggio è quindi molto più importante per tutti i pazienti giovani che si sottopongono ad un intervento di protesi dell’anca e che hanno maggiori probabilità di andare incontro ad una revisione dopo 20-25 anni.

 

La scelta di una protesi d’anca mininvasiva

 

La mininvasività non è applicata solo alla via di accesso ma anche alla scelta degli impianti ed alla sutura chirurgica, cioè alla chiusura della ferita.

La scelta dell’impianto deve essere realizzata sulla base della geometria dell’anca del paziente e di una pianificazione preoperatoria, che oggi viene eseguita grazie all’uso di computer e software specifici, come Osirix. Si tratta di un programma che consente di scegliere la protesi più adatta per quel determinato paziente, sceglierne le taglie giuste e calcolare la lunghezza finale degli arti inferiori.

Per quanto riguarda invece la sutura, la mininvasività si vede anche nell’assenza delle graffette metalliche e dei punti in profondità: infatti grazie all’uso di speciali fili a lisca di pesce non si applicano più i nodi ed i classici punti, ma si usa un filo speciale che passa attraverso al ferita e si riassorbe dopo 1 mese circa. La pelle non viene chiusa con graffette ma con una speciale rete trasparente sulla quale si applica una colla biologica che chiude la ferita e non permette l’ingresso di germi al suo interno.

 

A cura del Dr. Alessio Biazzo, ortopedico specialista in protesi del ginocchio e dell’anca con tecnica mininvasiva

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